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Claudia Di Cresce

Si dice in giro

passaparola

Con le mie mani

Mi Barrio

October 20

and kingdoms rise and kingdoms fall and kingdoms rise and kingdoms fall and kingdoms rise and kingdoms fall and kingdoms rise and kingdoms fall and

 
Quando è cominciato questo mese? Quanto tempo fa? Un concetto confusionario, è diventato.
Il clima non aiuta: prima estate, poi inverno a Londra, poi estate, poi autunno inoltrato improvviso, poi estate.
Ha rotto anche un po' le palle.
 
Ad ottobre c'è sempre stato il fumo: il fumo nell'aria, quella strana qualità d'aria che non so se troverò in altri posti del mondo. Lo chiamo fumo ma in realtà credo sia umidità, e questa di solito non è una cosa che mi piace tranne ad ottobre, quando l'umidità è fresca e sembra fumo, e invece di infastidire colora le cose diventando una specie di tocco di rugiada, e le cose sono prevalentemente arancioni.
 
Non si festeggiava Halloween al liceo, ma ricordo che un anno Luca D'Auria portò una zucca con dentro una candela, e la zucca rimase fuori in corridoio, tra la nostra classe e la sua, per tutta la giornata poggiata su un banco. La candela rimase accesa e mi ricordo del profumo che faceva, un profumo dolce e un po' caramellato che da allora associo da sempre a questo mese, a questi tempi.
 
Se alla fine dobbiamo parlare della battaglia sia chiaro che è una battaglia ridicola, e va detto a chiare lettere che è la battaglia tua e non quella degli altri, e che quelle degli altri non sono la tua.
E' tutto fra te e la battaglia, e la battaglia è tutta fra te e te. E' una battaglia ridicola che sceglie momenti diversi della giornata per diversi oggetti ridicoli: i capelli, il cibo, i chili sulla pancia, le lenti a contatto che ti fanno bruciare gli occhi, il sonno, lo schermo del portatile, mi fanno male gli occhi, ho preso troppo caffè, mi scoccio di passare quaranta minuti a farmi la piega, non ho voglia di andare in palestra ma ho pagato. Cose così. Anche oggi tra messenger e facebook non ho concluso un cazzo. Cose così.
 
La battaglia è ridicola, eppure sulla carta fila liscio, tre mesi, ho rimediato un laboratorio teatrale, conto di scrivere il libro calcolando due tre pagine al giorno, cinquanta euro caricate sulla postepay per il biglietto aereo che, comunque, ancora non ho comprato. Eppure c'è la battaglia, è una battaglia 24/7 e 360 gradi angolo giro, una battaglia così.
 
Inizi ad effetto, finali ad effetto, sempre i soliti sogni e la solita sensazione di non crederci ma neanche tanto.
October 04

morire di risate alle due di notte da soli

 
Il gioco è il seguente: imposti il tuo iTunes o quant'altro in modalità casuale, e mandi avanti di una canzone ad ognuna delle domande.
Io sto ridendo solo io, aiuto, elp
 
 

COME TI SENTI OGGI?

Tire swing (Altalena) – Kimya Dawson

 

DOVE ARRIVERAI NELLA TUA VITA?

La plus beau du quartiet – Carla Bruni

 

COME TI VEDONO I TUOI AMICI? 

La leggera – Ginevra Di Marco

(no comment)

 

TI SPOSERAI?

Benediction and dream – Frida soundtrack

(a bon e ddio)

 

QUAL E’ LA CANZONE ADATTA AL TUO MIGLIOR AMICO?

A well respected man – The kinks

 

COM’E’ LA TUA VITA?

Saranta Palikaria – Ginevra Di Marco

(praticamente non si capisce un cazzo)

 

COM’E’ STATO IL TUO LICEO?

Revolution rock - The Clash

(hell yeah!)

 

QUAL E’ LA TUA FILOSOFIA DI VITA?

Amuri – Ginevra Di Marco

(ma sono patetica!)

 

QUAL E’ LA COSA PIU’ BELLA DEI TUOI AMICI?

The 13th – The Cure

(La tredicesima?)

 

CHE HAI IN PROGRAMMA PER QUESTO WEEKEND?  

Jimmy Jazz – The Clash

 

LA CANZONE PER DESCRIVERE I TUOI NONNI?

Lost in the supermarket – The Clash

(poveri!)

 

COME TI VA LA VITA?

Quelqu’un m’a dit – Carla Bruni

(in terza persona, lo dicevo io)


CHE CANZONE VERRA’ SUONATA AL TUO FUNERALE?

Catch – The Cure

 

COSA PENSANO REALMENTE DI TE I TUOI AMICI?

Le grand coureur (Il grande ciclista) – Ginevra De Marco

 

LA GENTE, SEGRETAMENTE, TI BRAMA?

Kanzone su Londra – 24 Grana

(quindi ci devo proprio andare)

 

COME POSSO ESSERE FELICE?

La vie a 2 – Manu Chao

 

COSA FARAI DELLA TUA VITA?

Lover’s rock – The Clash

(eeeh che palle)

 

AVRAI DEI FIGLI?

La finestra – Negramaro

(inquietante)

 

SE UN UOMO SU UN CAMION TI AVESSE OFFERTO UNA CARAMELLA, CHE AVRESTI FATTO? 

Rec&Play – I’m from Barcelona

 

COSA PENSA DI TE TUA MAMMA?

Kanzoneanarkika – 24 Grana

(eheheh)

 

QUAL E’ IL TUO PIU’ GRANDE SEGRETO?

New renaissance - Giovanni Allevi

 

QUAL E’ LA CANZONE DEL TUO PEGGIOR NEMICO?

Grace Kelly - Mika

 

COM'E' LA TUA PERSONALITA'?

Some day my prince will come – Biancaneve

(eheheheheheheheheheheheh e ancora eheheheheheheheheheh)

 

CHE CANZONE VERRA’ SUONATA AL TUO MATRIMONIO?

Get me away from here, I’m dying – Belle and Sebastian

 

 

no vi prego sto morendo

 

September 30

... then september ends

 
"It was official: a new season had begun..."
 
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September 29

a good way to experiment

 

 

Voi lo sapete che io non ho mai vissuto nella realtà, ma non ho mai non-vissuto nella realtà in questo modo.

Credo di non essere in grado di vivere nel mondo reale, ho detto a un'amica qualche giorno fa. Ero rannicchiata in una panchina al sole, con i Doc.Marten's rosa comprati dodici anni fa a riprova tangibile della verità di questa affermazione. Lei si è messa a ridere e poi ha detto qualcosa su come siamo vulnerabili, io e lei ma forse anche molte altre, in quanto donne, in quanto ragazze o meglio in quanto giovani donne in questo momento preciso delle nostre vite. E io ho sentito che era vero perché ho sentito questi numeri ventisei, ventisette, come risuonare di una nota fragile e instabile ma in un modo nuovo, delicato. Non che ci fosse molto da rallegrarsene ma siamo riuscite a riderne, a sorriderne e riderne, quella mattina. Tornando a casa mi sembrava che tutto fosse più facile e che comunque io dispongo di tutto il potenziale possibile per farcela. Farcela a fare cosa? Qualunque cosa.

Non so se le due cose siano in contraddizione, ma la sensazione più chiara di questi giorni resta comunque quella di non vivere nel mondo reale, di non essere in grado in parte e in un'altra parte di non averlo voluto, non averlo più voluto da un po' di tempo a questa parte.

Qui si innesca un ragionamento molto serio e molto concreto, e molto vero, molto più di quanto queste parole, che scrivo in uno stile sempre più confuso e vago e con sempre meno punteggiatura e sempre meno struttura fictional e sempre meno potenziale narrativo sembrino rivelare.

Scrittura getto, scrittura vomito qualche volta, terapeutica e nient'altro. Bella, forse una volta. Come il ricordo di una cosa che si sapeva fare. Bella se pure è rimasta, in un modo nuovo, come forse qualcuno potrebbe trovare belle noi: fragili, vulnerabili. Aspetta, non fragili: vulnerabili sì. Ma in un certo modo forti. Forti ma vulnerabili. Può funzionare. Non direi che nessuna di noi in questa fase non sia veramente forte, veramente più di quanto lo sia mai stata. Ma vulnerabili sì, forti ma capaci di sentirsi in bilico e colpite e toccate da qualunque cosa. Anche ferite, forse.

Comunque. Io che non vivo nel mondo reale.

Ho pensato una cosa molto seria, e cioè che nel mondo non ho voluto viverci, io non ho voluto più viverci da alcuni mesi a questa parte. E' quello che ho fatto.

Ho deciso di restare fuori, semplicemente. Ho continuato a fare delle cose e vedere delle persone ma non facevo niente sul serio. Qualche volta mi è capitato di parlarne: funzionava finché mi dicevo che stavo giocando.

"Dreams are a good way to experiment: it's like buying a dress and keeping the tags!", dice Carrie. 

Così ho vissuto alcuni mesi di vita sperimentale: prove tecniche. Prove tecniche di vita, di relazioni, di lavoro, di scrittura. Consapevolmente.

Mi chiedo quando arrivi il momento di gettare il cartellino e decidersi a pensare che il vestito è tuo, e se per caso non sia già arrivato.

 

"Il desiderio di intrusione di Raymond Dufayel è intollerabile. Se Amélie preferisce vivere in un sogno e restare una ragazza introversa, è suo diritto. Perché fallire la propria vita è un diritto inalienabile!"

September 24

sguardi

 

"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi [...] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti [...] C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata [...] E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori. Ad esempio Franz."

 

(M.Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere)

September 22

e ho detto tutto

 
September 19

I know a boy a boy called trash, trash can

 
Così pare, non sono più abituata alla solitudine eppure questo è molto strano, perché avrei dovuto imparare a badare a me stessa come si dice già da un po', e in fondo quale occasione migliore di questa ti potrà capitare? Speriamo nessuna, nessuna migliore di questa. Invece
Comunque con tutta la pioggia sono uscita lo stesso anche se avevo rifiutato tipo un paio di inviti, un paio di uscite, poi invece sono andata da angelo che aveva la faccia della febbre e mi ha fatto vedere uno stranissimo film da angelo, non avevo fame all'inizio perché avevo lo stomaco come avvolto su se stesso, come avvolto come qualche volta la sera mi capita, poi però ho cominciato a pensare ad un hamburger, ci ho pensato da circa metà film in poi e alla fine del film mancavano venti minuti alle undici, ho deciso di andare a prendermi l'hamburger, ho guidato fino al nuovo Mac Drive sotto la pioggia, non pioveva moltissimo ma una pioggia fredda e obliqua, cattiva, nel parcheggio del Mac Donald's si alzavano piccoli turbini sotto le luci bianche, mi sentivo strana a fare una cosa del genere da sola, il bicchiere di coca light per poco non si rovesciava sul tappetino. Sono arrivata a casa giusto poco prima che le cose da mangiare diventassero definitivamente fredde, e sì che sono pochi minuti da lì a casa, ho trasportato tutto come potevo sotto la pioggia e ho mangiato seduta per terra leggendo stephen king alla luce della lampada da comodino, e ho pensato a come avrei dovuto abituarmi alla solitudine e al cattivo umore di tutta questa giornata, e che senz'altro le cose buone e indigeste sono molto meno buone se non le dividi con nessuno, e ho pensato a quella canzone degli U2, I know a girl a girl called party, party girl, e ho pensato che party girl che sono, mi è venuto da ridere, con i codini a mangiare roba che non digerirò mai seduta per terra, ho cominciato a sentire un poco freddo e il libro mi ha messo agitazione, ho aperto messenger per il tempo necessario ad aggiungere il vuoto delle parole a quello precedente de: la strada, la giornata, lo stomaco subito prima del Big Mac, avvolto intorno ad un centro invisibile. Sarà che non ha smesso di piovere mai, sarà che devo svegliarmi presto di nuovo, sarà che ognuno in fondo perso dietro i fatti suoi. I fari dell'auto davanti alla tua e qualcosa da scrivere assolutamente prima di dormire altrimenti

 

agi e disagi

 
Molte persone, anche molti di quelli che conosco io, amano ricoprire dei ruoli.
Di base non c'è niente di brutto in questo, facilita di molto la vita di tutti i giorni, però inutile dire che io preferisco quelli che non hanno nessun ruolo, che proprio non ci pensano ai ruoli e si inadeguano un po' dappertutto.
La banda dei brocchi.
September 17

that's good enough for me

 
 

dall'altra parte

 
"E Barry Greig aveva detto: E' uscito dall'altra parte. Ecco tutto. Nessuno è in grado di dire che cosa succede tra la persona che eri e la persona che diventi. Nessuno può disegnare la cartina di quella dolente e malinconica sezione di inferno. Non esistono carte del mutamento. Semplicemente... si esce dall'altra parte.
O non si esce."
 
(Stephen King - L'ombra dello scorpione)
September 15

quello che si avverte certe mattine

 
 
September 14

per la prima volta

 
Per la prima volta la domenica sa di domenica autunnale.
Non so se immalinconirmi o rallegrarmene.
September 12

5 cents

 

 

Se contemporaneamente mia nonna al telefono mi consigliava di entrare in un qualche tipo di Forza Armata o in alternativa di non disdegnare l'offerta di mio padre di subentrargli nella banca di Passiano, e nello stesso istante Gabriella via messenger mi invia questo, un motivo ci dovrà essere nei disegni del Destino.

 

C'è grossa crisi, grossa, come mi capita di dire a qualcuno di quelli con cui parlo. Qualcuno, e con giusto pochi dei qualcuno comincio a spiegarlo, ad approfondire l'argomento però poi mi si inceppano le parole e comincio a trovare stupide le cose che dico nel momento in cui le sto dicendo, così non approfondisco affatto. Credo di esserci riuscita soltanto una volta, una sera, ad un tavolino all'aperto. Ho sentito, in quella circostanza, una delle definizioni migliori che io abbia mai sentito, forse non l'avrei concepita così chiara e invece l'ha concepita qualcun altro, mettendomela sotto gli occhi. "Non si tratta tanto di sopravvivere... se voglio sopravvivere un modo lo posso trovare... ma la domanda è: come posso fare ad arricchire la mia esistenza?"

 

Ora, mia nonna ha novantaquattro anni, vorrebbe vedermi con addosso una divisa perché molte ragazze del suo vicinato, pare, girano in divisa da un po' di tempo e sono molto belle, "vedessi quanto stava bella". Oppure mi dice ma proprio non ti piace la banca? E quell'amica tua, quella che si è sposata, quella non lavora in banca?E allora?

E’ chiaro che lei ha novantaquattro anni ma davvero è l’unica che vuole vedermi addosso questa benedetta divisa?

Stamattina sono andata in giro per servizi con mio fratello, coi due motorini sotto uno strano cielo di piombo irrespirabile. Pare che siano gli ultimi giorni di caldo e in fondo si sente, qualcosa nell’aria sta già cambiando. Siamo passati da nostro padre in garage, vuol dire che stava lavorando ancora al garage, come sta facendo da un paio di mesi a questa parte ormai. Ha chiamato una squadra di operai, ha lavorato di persona coordinandoli, ha coinvolto mia madre, felicissima di aiutarlo a dipingere di verde le rifiniture. Sono tutti così euforici perché il garage diventerà uno studio per me, me lo stanno attrezzando perché una volta ho avuto l’infelice idea di osservare quanto era carino lo studio di Manuel, come doveva essere comodo e gradevole e confortevole per lavorarci. Qualche mese fa, quando ho capito cosa volevano fare, ho detto a mia madre che sbagliavano se avevano idea di farne una cosa specificamente destinata a me, che non ero affatto certa che sarei rimasta a casa e tantomeno a Cava ancora per molto, che comunque se volevano rinnovare il garage e ricavarne qualcosa di carino era una cosa loro, ma non volevo che lo facessero per me, insomma. Lei ha detto di aver capito ma non aveva capito affatto. Sono tutti entusiasti di questo studio, è venuto carino. Mi chiedono quali mobili ci voglio mettere, mio padre è preso da questa cosa come gli accade per poche altre cose in vita sua, nel tempo della sua vita normale. Mia madre si rianima. Mia nonna mi tiene quaranta minuti al telefono continuando a dirmi quanto erano belle quelle ragazze in divisa.

 

Come farai ad arricchire la tua esistenza? Come farai?

 

Qualche sera fa ero a casa, ero rimasta qui a guardare un film insieme ad A.

Fuori c’era un gran casino, a parte la pazza del primo piano che urla regolarmente c’erano una serie di persone, una serie di inquilini dagli altri piani che parlavano tra di loro, attraverso le stanze, attraverso i balconi, ma più che parlare urlavano. E io ho pensato una cosa strana, una cosa parecchio stupida se ci ripenso, ecco quello che diceva prima, è una di quelle cose che comunque non mi metto a citare in una discussione perché so che, mentre le dico, penserei che in fondo è una sciocchezza, che in fondo sto dicendo una scemenza colossale. Ho pensato che io non voglio vivere in un posto dove la gente urla fuori dal mio balcone in quel modo, dove la gente urla quelle cose e con quel tono di voce e in quel brutto dialetto storpiato. Ho pensato questo.

 

Un paio di giorni fa ho chiacchierato su msn con mia cugina, che vive a Napoli dove ha finito da poco l’università e lavora in uno studio di architetti. Fa un lavoro per il quale viene pagata cinquecento euro al mese, e parlavo con lei di tutti questi dubbi, del fatto che ero sicura di voler insegnare fino a precisamente tre giorni fa, ma era una sicurezza finta costruita sul timore e sulla volontà di compiacere e sulla mancanza del minimo coraggio, le ho detto un po’ di queste cose e lei mi ha consigliato di non abbandonare comunque l’idea, ha detto che ci stava pensando pure lei perché comunque prende cinquecento euro, non vede prospettive di miglioramento e nessuno studio paga di più. E io le ho detto forse perché lavori a Napoli! E lei ma guarda che a Salerno è la stessa cosa. E io ma io stavo parlando dell’estero, del norditalia se non proprio dell’estero! E lei già, già, ma io non mi sento ancora pronta.

Mia nonna dice che è meglio pensare alla divisa perché tanto adesso, con questi tempi, è difficile: i padri chiamano a lavorare i figli e ogni cosa è luuuuuunga lunga, molto lunga. I tempi di mio fratello, sei anni più chissà quanti altri, sono tempi fortunati a confronto. Perché sono tempi ordinati e prefissati e con un obiettivo, e con lo studio di mia zia ad aspettare, a Salerno, quartiere Pastena. A Pastena le macchine sono parcheggiate dappertutto, ogni volta che ci vado lo penso, sembra in Far West delle auto, il Bronx delle auto, non si capisce niente.

 

Cosa farai per arricchire la tua esistenza? Che cosa?

 

Qualche sera fa, proprio dopo la famosa chiacchiera intorno a quel tavolino all’aperto, Gabriella mi ha chiesto vieni in bagno con me? E siamo andate, e lei aveva un’espressione che là per là, così, mi ha intenerita. Mentre entravo in bagno mi ha detto io poi mando, mando, mando i curriculum… ho mandato i curriculum a Zara e a Bershka e… io mando ma non mi chiama nessuno! E vabbè che non ho esperienza… ma se non la richiedete, perché allora non mi chiamate?

Io le ho suggerito di comprarsi un microfono con le cuffie come mi ha suggerito Mucio, per telefono. Il mio me lo sono comprato ieri.

Fanno i colloqui telefonici, le aziende estere, dice Mucio.

 

Se ripenso alle strade di Londra mi si stringe il cuore, se ripenso a quella vita intuita, immaginata.

E poi mi dico che è tutta sindrome del rientro e che sbaglio ad inventarmi queste immagini di lusso di una città che in fondo non conosco affatto. Che sono infantile.

E poi mi ricordo che quando ero là pensavo sarebbe bello, come sarebbe bello vivere in una di queste casette di Notting Hill, lavorare il giusto per poterci campare, ma vivere qui, una vita nuova esattamente a misura mia, indipendente, fresca. E poi subito dopo pensavo peccato che non è possibile…

 

L’altra sera al tavolino ho raccontato di questo e di come, un pomeriggio di un paio di giorni fa, mi sono detta ma perché? come faccio a sapere che non è possibile? non ho mai provato! perché ho pensato che fosse scontato non provare nemmeno? che cosa mi è successo, dato che una volta, tempo fa, volevo essere spielberg?

E ho aggiunto subito, come per sistemare quello che avevo appena detto: “Non è che una vita di insegnante, milleduecento euro al mese, vivendo in un paesino piccolo del nord sperduto chissà dove mi farebbe proprio schifo… però…”

E mi hanno risposto dall’altro lato del tavolo, con una certa sincerità disarmante: “… però anche sì.”

 

Mi ricordo le battaglie prima dell’Erasmus. Non che io ritenga normali le situazioni in cui i figli non litigano con i genitori mai, sono stata proprio io a fare discorsi di questo tipo, a dire che il conflitto è sano ed è costruttivo e via discorrendo. Solo che i miei conflitti sono già stati tanti, proprio tanti. Sono come un megaconflitto, anzi un metaconflitto esteso, spalmato sugli anni e scandito in innumerevoli riprese anche piccolissime.

Perché io in fondo so di essere una figlia poco comprensibile, questo lo dico senza ombra di giudizio su nessuno, ma sono stata poco comprensibile per come mi vestivo, per come portavo i capelli, per la musica che ascoltavo e per i libri che leggevo e per i film che mi piacevano, per le persone che frequentavo e per i posti in cui andavo in vacanza e per le mie passioni e per i miei odii, per le cose che mi piacciono per quelle che detesto, per come mi piace passare il tempo per come mi piace fare e non fare le cose, sono stata poco comprensibile per anni e continuo ad esserlo senza possibilità di uscita.

Ancora peggio, c’è il fatto che però, incomprensibile come sono, sono anche ai loro occhi una specie di gallina dalle uova d’oro che un giorno avrà il mondo in mano se solo si deciderà a incollare il culo alla sedia e a scrivere quel benedetto libro.

Per dare la possibilità alla gallina, le si costruisce intorno lo studietto piccino picciò più carino che c’è, dipinto di verde. Perché così si metterà a sedere, finalmente. Non c’è bisogno che lavori, che trovi un modo per guadagnare qualcosa, non parliamo del fatto che possa pensare anche lontanamente di allontanarsi da casa. Ha tutto quello che le serve qui: che il talento si liberi, che lo spettacolo cominci.

 

Qualche giorno fa al telefono, sempre Mucio mi ha detto una cosa che al momento mi ha fatto sorridere ma che poi ho capito perfettamente, e credo che sia stato puntuale e illuminante come qualche volta è in grado soltanto lui. Mi diceva Jane, io lo so che ti possono venire tante belle idee se stai distesa a guardare le pareti bianche della stanza… e che le ombre ti sembrano dei mostri e tutto… però magari è più divertente quando io esco e vedo la gente in autobus e incontro tipi strani e mi immagino le storie strane della gente.

Ho pensato che mi sarei messa ad insegnare perché mi era piaciuta l’esperienza dell’insegnamento di quest’anno, è vero, ma soprattutto perché così avrei avuto una buona scusa per andarmene da qualche altra parte a cercare qualcosa di stimolante, perché mi voglio arricchire, muoio dalla voglia di arricchirmi. Arricchire la tua esistenza. La domanda giusta è come?

Avrei potuto giustificare la fuga e dire me ne sto andando a Torino per studiare, perché sono una persona saggia che pensa al futuro! Poi Mucio mi ha chiamato e mi ha detto queste cose lasciamole ad altri, alla gente che non ha coraggio, mi pare che tu puoi fare anche qualcosa di meglio.

Allora la domanda giusta è come? Come arricchirai la tua esistenza?

 

Ecco, ho pensato a una vita arricchita, una vita che vivo in un bel posto che mi piace, un posto dove le persone si rispettano e dove si rispetta il lavoro e dove fuori dal mio balcone nessuno urla le cose che ho sentito urlare l’altra sera. Ho pensato che mi piacerebbe avere qualcosa di più da offrire a un bambino che questo, ho pensato che sarebbe bello portarlo in un museo dove cercano di far capire l’arte ai bambini, gli danno i fogli da disegno e le matite per colorare. Dove i libri per bambini contengono prima e dopo la storia ogni genere di approfondimento critico ma a misura di bambino. Dove il bello non è considerato anormale, dove c’è domanda di bello, se mi capite. Dove non posso pensare che comprarmi una birra o un pacco di merendine per il pomeriggio è un lusso che mi sto concedendo. Dove posso sopravvivere, perché POI, passata la sopravvivenza, comincia il resto della mia esistenza.

In questo posto vivrei una vita piena e stimolante senza probabilmente fare carriera, vivrei una vita indipendente che mi farebbe sentire una persona migliore e le storie da raccontare scorrerebbero a fiumi perché io sarei piena di stimoli e di pienezza, e le racconterei tutte.

In questo tipo di vita sarei felice, ma lo dico e già mi pare una cazzata.

Lo dico e già mi sento in colpa.

Lo dico e ripenso al mio garage-studio pitturato di verde.

Lo dico e penso a mia madre che mi chiede perché non cominci a mettere i volantini per le ripetizioni?

Lo dico e penso abilitazione, provveditorato.

Lo dico e penso a papà che a due anni e mezzo di distanza mi dice “infatti l’Erasmus è stata un gran perdita di tempo”.

Lo dico e penso a me come alla gallina dalle uova d’oro.

Lo dico e penso hai già perso tutto questo tempo!

Lo dico e penso tu hai un grande talento, da qualche parte.

Lo dico e penso andiamo, non fare la bambina!

Lo dico e

 

September 10

quello che è accaduto

 

 

THE PATH

 

Go to your broken heart

if you think you don't have one

 

get one

 

to get one be sincere

 

learn sicerity of intent

 

to make life enter..

let it break your heart

brokenheartedness is the begining

of all

 

reception

 

 

(Jack Hirshman) 

September 09

targeting

 

Il mio target, ormai è chiaro, è quello delle ragazzine. In età da W.I.T.C.H. per intenderci, intendo l'età che hanno proprio le Witch nel fumetto, e in età da leggere quel tipo di fumetto e da credere che "girls are magic". Le ragazzine, dunque, sono il mio target. Mi sento molto una di loro, comunque, ma chiaramente non lo sono più. Quando le vedo per strada le guardo un secondo di più, mi affascinano molto. Mi affascina come sono vestite e come portano i capelli. La fiducia calma che hanno nello sguardo quasi sempre, quella totale inconsapevolezza, l'ingenuità e l'imprudenza, la leggerezza.

Ed è strano perché ieri sera, guardandole che si aggiravano a frotte nella festa, piccole, dodici, tredici, quattordici anni, ho pensato che è molto strano sentirmi così affine a loro, alle loro stelline e ai cerchietti nei capelli, e alle loro ballerine di strass da pochi soldi e ai mille dettagli romantici e a quei sorrisi e ai bisbigli di quando si dicono qualcosa sottovoce, come più volte sorprendevo a fare le mie allieve del corso di scrittura, e non avevo nemmeno cuore di riprenderle.

E' molto strano perché nella realtà io non sono mai stata una ragazzina così, ma ero già molto più grande e molto più problematica, leggevo delle cose impegnative e avevo pensieri cupi e appesantiti prima del tempo, ero estremamente timida ed ero goffa, bruttina, troppo alta, e mi vestivo male perché nei vestiti mi nascondevo, ed ero davvero un disastro.

E poi quelle ragazzine, deliziose, e io mi sento come se non avessi mai smesso di essere una di loro.

Mah.

impressioni di settembre

 
Così: vedo tutti i pezzi, davanti a me. Mi sembra che siano chiari, eppure restano pezzi, e non riesco a trovare un senso globale, a comporre l'immagine.
Eppure l'impressione è quella di qualcosa di troppo semplice per non avere capito ancora.
Mah.
September 05

i confini del surreale

 

(Si chiacchiera in msn di un tipo che, sostiene Irene, quando parla bisbiglia: )

cervello in subbuglio scrive: pò io non lo sento quando parla

cervello in subbuglio scrive:

parla troppo a voce bassa

Claudia scrive:

eheh

cervello in subbuglio scrive:

no ma è cosi

Claudia scrive:

ia ma è simpatico

Claudia scrive:

se ti metti un apparecchio acustico

cervello in subbuglio scrive:

che è all'asl

cervello in subbuglio scrive:

perchè il mio otrorino poveraccio è morto

cervello in subbuglio scrive:

prima che me lo mettesse apposto

 

e così - settembre

 
E così guardo molti film in inglese e li capisco senza sottotitoli, tra poco mi taglio i capelli, aspetto il fresco e lo sento ogni tanto, forse perché ci credo troppo, nell'aria. Cerco le montagne e le persone che mi fanno stare meglio al mondo, ma anche il mare tanto per rivederlo, nuoto da sola per minuti lunghissimi, cerco le nuvole di quando il cielo non è perfettamente limpido e allora lo preferisco. Bevo grandi frappè al cioccolato e cerco le persone con le quali si può fare una cosa folle tipo: guardare in una sera due film pieni di cioccolato, mangiando cioccolato. E così la settimana prossima avrò i capelli diversi, intanto ho comprato le ultime scarpe rimaste in saldo e il nuovo numero di W.i.t.c.h., quando Alda mi ha visto leggerne uno in aereo mi ha detto: "Ma, Claudia Di Cresce... allora ci sei, non ci fai!"
E così la settimana prossima vado al Provveditorato, a chiedere un po'.
September 03

Berlino - Un po' di fish-eye, e le parole giuste

 
 

 

"Passano i giorni e la sento ancora.

Lo tengo nelle orecchie la campanella che scandisce le fermate che ti pare di essere sul set della famiglia Addams. E invece sei in metro, uban, con la tappezzeria vintage a colori depressive.

Rumorosa chiacchierona impertinente italiana ti immagini la nuova Mercoledì senza frangia e capelli neri ma con gli occhi che bevono emozioni di una città che era... E ora... Willkommen alla Humboldt University. Wow.

La bocca macina brezel, falafel, piedi di porco nelle antiche kneipen di quartiere, patate al burro e currywurst, i migliori della città, perché la Loneley Planet non sbaglia un colpo.

Le gambe macinano chilometri, instancabili, con giri solitari nei supermercati alla ricerca della Nivea perduta e dell'attrezzo che fa il tuppo come il femminiello di Kreuzberg.

Cattivi tedeschi maestri di visual merchandising!

Ci odiano.

I neuroni si rigenerano lungo i resti del Muro al tramonto e si moltiplicano sui viali alberati  con le bici luccicanti, fino a impazzire a Postdamer Plats, che merita un bis per i grattacieli e gli specchi che riflettono una tragedia che non torna.

La morte è diluita nella pretesa di avanguardia e nelle più belle fontane.

Goodbye Lenin.

Lo zoo di Berlino è una stazione multipiano trasparente molto benessere.

Di Christian F. resta solo la puzza di piscio tra i sentieri del parco, un freakettone nostalgico e una coppia di adolescenti punk con la sindrome “io ti salverò”.

Restiamo poi noi, ragazzi napoletani dello zoo di Berlino, che cercano dentro la cupola del Reichstag i cantieri aperti della storia e, guardando il cielo  col naso all’insù,  sognano  di aprirsi un negozio di abiti al chilo come quello di Bergmanstrasse. Il cielo sopra Berlino."

 

(Alda F., alias merincontraria)

 

September 02

Berlondon part 2 - London (audio+visivo)

 
  
 
   
September 01

Berlondon - Part 1

 

Quest'anno pare che a chiunque abbia chiesto "dove vai in vacanza?" la risposta sia stata Londra, o Berlino.

Ma nessuno è andato da tutte e due le parti insieme e proprio in questo sta la nostra follia.

Perché non immaginavamo l'effetto che avrebbe fatto.

 

Berlino.

Berlino è una città fatta di opposti e di grigio.

Berlino è aspra, non si lascia conoscere, e non si lascia capire che dopo alcuni giorni, e pure devi riflettere molto e non puoi smettere di pensare mai.

Di Berlino ricorderò sempre Potsdammer Platz, costruita sul niente, proprio nel punto dove in tutto il resto della Vecchia Europa a cui siamo abituati ci sono i centri medievali, i centri che è lecito aspettarsi nella parte della città chiamata, sulla mappa, "Centro". Ma il centro non esiste più perché Berlino ha una storia che non ha nessun altro posto nel mondo, perciò Potsdammer Platz è una ricostruzione senza criterio in un luogo in cui tutto senza criterio era stato distrutto.

Non riesci a capire, anche dopo svariati giorni, se quello che i berlinesi intendono fare è ricordare o dimenticare.

E' una città piena di vittime e di memoriali.

E' una città in cui la traccia del muro è segnata su una strada apparentemente normale con una scia di mattoni grigi. Pezzi di muro li vedi dal pullman, ogni tanto, piazzati in un posto qualunque. Sopra, un abbraccio o un simbolo di pace disegnati. Leggi i racconti del tipo: quel giorno che la frontiera fu abbattuta fu una specie di errore, perché durante una conferenza stampa chiesero "da quando sarà effettivo il provvedimento?", e il tizio che doveva rispondere andò nel panico mentre cercava una data in mezzo alle carte, e in quel grande sfacelo emotivo che la situazione doveva essere disse "da adesso". E in quell'istante preciso le strade si riempirono di giovani che andarono ad abbattere tutto, con i martelli, i picconi. Io mi ricordo qualcosa, ero piccola e rcordo soprattutto mio padre che fuori al balcone chiacchierava con qualcuno dei grandi di come avesse previsto da anni la caduta del Comunismo.

Berlino è una città di opposti, in giro per Charlottenburg sei sopraffatto dalla folla e dal rumore, ci sono i grattacieli di qualunque casa automobilistica esistente, ci sono gli H&M e non trovi cibo sano da nessuna parte, e c'hai un po' di mal di stomaco purtroppo. Allo zoo passi una mattina di incredibile divertimento solitario, c'è un'atmosfera di festa e di parco giochi, fresco di alberi, bambini. Poi svolti l'angolo, torni ad AlexanderPlatz, e sei di nuovo a Berlino Est e la piazza è così indiscutibilmente grigia, così vuota ed eccessivamente grande. La torre della televisione è eccessivamente alta. I palazzi sono eccessivamente quadrati, la stazione dei treni è eccessivamente vecchia, mai rinnovata da innumerevoli anni. I fili sospesi per aria e le biciclette con sopra i berlinesi, vestiti da autunno. E alle spalle di questa piazza che è grande quanto un quartiere c'è un'altra piazza con dentro il monumento a Marx ed Engels, e poi ancora dietro c'è lo Spree, il fiume con un nome divertente dove ti affacci e ti godi la vista del Duomo e delle gru che stanno costruendo, o demolendo, qualcosa subito vicino. Macerie, battelli, e il Duomo. E quando dal Duomo ti incammini per tornare verso il centro, ti ritrovi in una strada bellissima e vai al bagno all'Università dove ha insegnato Einstein, e c'è la biblioteca nazionale con la facciata ricoperta di edera e le fontane, i tigli del viale che si chiama Sotto i Tigli, i musei più grandi che tu abbia mai visto con le facciate che parlano latino e tu al momento non comprendi bene cosa c'è scritto, e senti che dovresti avere molta, molta più cultura per posare il piede in un luogo come questo. E poi ti ritrovi in un tranquillo pomeriggio di Kreuzberg, con le altre due viaggiatrici e maestre dell'intallio a comprare panini al burro e al sesamo e ripieni di mele (considerando che i panettieri non parlano l'inglese e hanno la tendenza ad essere gay), e a comperare vestiti al chilo in un negozio di usato che pare portarsi un bel po', e ad accorgerti che la gente è seduta ai tavoli all'aperto con una compostezza ma una tranquillità rilassata e svagata che ha del mediterraneo, la luce del pomeriggio i caffè e le piazzette alberate con le giostre per bambini e un paio di padri giovani con quel fascino da padre, che guardiamo accompagnare per mano le bambine piccole, allegri. Tutti rilassati e pure noi: deve essere tutto questo verde, questo profumo di alberi e di possibilità, di biciclette e di una stagione nuova e pura, di un bell'autunno incantato, fresco. Ma se prendi l'autobus e vai all'appuntamento delle sette e trenta con gli altri sei di nuovo a Potsdammer Platz, tutto è di nuovo altissimo e quadrato, di una modernità schiacciante, esibita, come un tentativo di dimenticare ogni cosa.

Il pomeriggio, quando già è quasi sera, siamo alla East Side Gallery, il tratto di muro più lungo che è stato conservato, all'aperto, costeggia lo Spree per più di un chilometro. Noi lo percorriamo tutto, in silenzio, guardiamo i disegni sul muro mentre l'aria somiglia sempre più a un imbrunire e si sente il fiume poco lontano, e la desolazione urbana intorno, gli spazi più aperti che possiate immaginare. Scoviamo, tra il muro e la riva del fiume, un baretto montato su della sabbia artificiale, un pezzo di spiaggia con tanto di sdraio e atmosfera tropicale, lucine e poltrone, qualche stufa all'aperto. Fa stranamente caldo anche se piove un po', qualche goccia, così ci accomodiamo nelle sdraio mentre ormai è scuro, prendiamo qualche birra e ci sentiamo stranamente allegri.

Deve essere l'effetto che fa stare qui in riva al fiume, su un pezzo di spiaggia, sopra una sedia a sdraio, con il muro di Berlino a mezzo metro da te, che corre per un chilometro nel silenzio nel niente più assoluto. Allora capisci che non ci sono parole per definire il posto dove sei. E che questo posto non vuole alcuna definizione, perché si muove, cambia faccia, e pelle, e non fa altro che cambiare, sempre, pezzo per pezzo ricostruirsi.

 

    

"... è una cosa che si dice quando non si sa che cosa dire!"

 
  
August 16

Agosto

 

Non sappiamo più oziare diceva qualcuno, e deve essere per questo che se ti fermi un minuto a non far niente la mente ti si allarga e si distende, e tu riesci a pensare e a sentire altre cose. Ritaglio due giorni di ozio in questa frenetica luglio-agosto, ho inanellato una settimana di impegni dopo l'altra e non ho saputo oziare se non per un paio di fine settimana che sono durati un niente.

Dunque, ozio.

Le Olimpiadi alla televisione e un paio di raccolte di W.i.t.c.h. da terminare. Un libro di Stephen King spropositatamente grande e scritto meglio di tutti quelli che ho letto finora, e poi soprattutto il divano, dove puoi accamparti per un intero pomeriggio variando il tuo intrattenimento ogni mezz'ora, ogni ora e mezza, sentendoti in una specie di ordinata sala dei giochi. La settima serie di Buffy, che ho tenuto in sospeso senza guardarla per qualcosa come due anni.

E' vero, non so più oziare anche perché quando ci provo mi salgono un sacco di pensieri alla mente, mi prendono sensazioni di ogni tipo ad ogni cosa che leggo, guardo, ascolto. Anche davanti a extreme makeover su sky, anche davanti a questi tizi che vanno in bicicletta su una specie di pista di legno in un palazzetto cinese dello sport.

L'estate è un bluff: sembra sempre tutta un crescendo, come se dovesse portarti da qualche parte, e quando cominci a comprendere ti accorgi che ti sta portando verso il mese di Agosto, il mese che cancella la vita vera, e tutto è sospeso in una bolla di vacanza del tipo da libro di lettura delle scuole elementari, del tipo da Verena e Renato al mare d'Agosto. Ferie d'Agosto. Dove ti vuole portare è a Ferragosto, un giorno di arsura e di deserto, un giorno di stelle e il falò sulla spiaggia. Ma è un bluff. Ti lascia sospeso per qualche giorno nell'aria, in questa bolla di ferie dove più nessuno è com'è per tutto il resto dell'anno, e la pelle di tutti è più scura, i capelli più chiari. Ci trasciniamo ai tavolini dei caffè senza troppe forze perché "il mare stanca". E poi finisce tutto. Così, annunciandosi con segnali che solo alcuni colgono.

Ma quello che mi piace dell'estate, dicevo, è che finisce all'improvviso. E non mi ha mai immalinconito questo, è sempre stato uno dei miei passaggi stagionali preferiti quello tra Agosto e Settembre, e Settembre ha un nome dolce che evoca abbinamenti di frutta col miele, e da piccola mi si stringeva un po' il cuore se pensavo che la scuola riprendeva presto, ma anche un po' no, ero sottilmente un po' contenta ogni volta e questo senso agrodolce del tempo e del vecchio e del nuovo mi è piaciuto talmente tanto allora che non me ne sono staccata mai più.

Ma quello che allora non vedevo e che sto imparando a vedere soltanto adesso è che è tutto già dentro Agosto, che il commiato comincia prima ed è già in quell'arsura, quel deserto innaturale che dura lo spazio di un paio di giorni e quell'attimo in cui torni a casa dalla spiaggia e sei scuro che non sembri tu nello specchio, e ti siedi con la pelle che fa calore e hai voglia di tonno, pomodori e chicchi d'uva. Nello stesso posto a meno di un mese di distanza il sole tramonta prima, tu te ne accorgi appena perché è impagabile la luce delle sei e trenta sulla spiaggia del Mingardo, quando ti sembra di fare il bagno nell'oro e il sole si è indebolito di un tratto, la sabbia non scotta più e così ci puoi camminare, ti piace immergerci i piedi e fotografare quella luce così liquida e intensa, l'acqua del mare diventa caldissima e fuori diventa tiepido e lieve, così è come se tutto avesse la stessa temperatura e non ci sono più passaggi bruschi, tutte le linee diventano morbide e i colori migliori e il tutto si trasforma in un benessere fisico improvviso, il momento in cui recuperi tutte le tue forze e i fotografi la chiamano "l'ora magica", perché c'è una luce bellissima che dura poco, un niente, e l'allegria si posa sulle teste delle persone che non possono in quell'attimo non andare d'accordo.

Ma non voglio che sembri che scrivo sempre di commiati, e così scrivo anche del solito cuore di Kandrakar, che ho sempre custodito io, per tutto questo tempo. Ho pensato a quando andavamo a scuola e che era bello avere ogni anno la rassicurazione su quanto eravamo cresciute, esattamente di un anno, il cartellino sulla porta dell'aula che veniva sostituito era indiscutibile e aveva per forza ragione lui. Prima C, seconda C, terza C. I ragazzi più piccoli arrivavano e quelli più grandi se ne erano andati. Era inequivocabile e potevi stare tranquilla.

 

Intanto gli atleti delle Olimpiadi in televisione mi fanno venire voglia di imprese grandiose e di conquistare la gloria.

E un cinema con la coca light e il sacchetto di caramelle pieno per metà mi sembra il posto migliore dove passare praticamente ogni serata.

 

August 07

alcuni utili insegnamenti

 
Si fa quello che si può con quello che si ha.
 
Non ha senso rammaricarsi di non essere perfetti: siamo imperfetti e questo ci rende noi stessi, la perfezione è noiosa e non varia.
 
Siamo quello che siamo, siamo nati un modo e non ha senso rammaricarsi di non essere nati diversi. Piuttosto dovremmo cercare di migliorare quello che siamo già, potenziarne il bene, limare il male.
 
Quello che diventiamo dipende dalle nostre scelte.
 
Non c'è necessità di sentirsi in colpa.
 
L'esperienza non falla mai.
(Leonardo Da Vinci)

Apple Blossom, The White Stripes

 
   
 

hey little apple blossom
what seems to be the problem
all the ones you tell your troubles to
they don't really care for you

come and tell me what you're thinking
cause just when the boat is sinking
a little light is blinking
and i will come and rescue you

lots of girls walk around in tears
but that's not for you
you've been looking all around for years
for someone to tell your troubles to

come and sit with me and talk awhile
let me see your pretty little smile
put your troubles in a little pile
and i will sort them out for you
i'll fall in love with you
i think i'll marry you

 

 
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